Cultura a portata di click

mercoledì 22 luglio 2015

Senza Tabitha … Stephen King non sarebbe lo scrittore che tutti noi conosciamo!

“Donne …” Quante volte abbiamo sentito questa parola pronunciata con sufficienza, magari scherzosamente (o anche no), per liquidare un discorso portato avanti da un uomo? In un mondo in cui si dice ci sia la parità dei sessi (spesso solo apparente o per mera convenienza) la donna resta quasi sempre circondata da un alone di pregiudizio, accusata di luoghi comuni ormai superati, e nel peggiore dei casi vista come un essere inferiore al proprio corrispettivo maschile. 
 
Ma non è così perché di grandi donne la storia ne è piena. Donne che brillano da sole, che hanno la propria vita e la propria indipendenza e con la loro intelligenza e le loro capacità sono in grado di costruirsi una vita che non solo rende famose loro, ma aggiunge interesse anche ai mariti stessi. Sono sì a fianco, sempre, e si rafforzano a vicenda. Anzi sono le donne che danno quel leggero “upgrade” agli uomini e un esempio lo si può trarre da una figura molto diversa e dei nostri tempi, quella di Tabitha King. Moglie del celeberrimo re degli horror Stephen King, anche lei scrittrice di talento, che rimase sempre alle spalle del marito come popolarità, ma soprattutto per sostenerlo nei momenti difficili.

Perché una cosa è certa: King non sarebbe mai diventato uno degli autori più pagati e famosi del mondo se sua moglie non gli fosse stata accanto. Nel libro che racconta il suo percorso e la sua carriera, intitolato “On Writing: autobiografia di un mestiere”, King stesso ha spiegato che gli inizi nel mondo dell’editoria non sono stati facili per lui. Per diversi anni non ha fatto altro che appendere a un grosso chiodo conficcato nel muro, decine e decine di racconti rifiutati e mai pubblicati.  Preso dallo sconforto per i numerosi tentativi andati a vuoto, lo scrittore cestinò (di sua iniziativa) anche un romanzo scritto a metà, perché ormai rassegnato.

Era ancora giovane e si era sposato da poco, in più problemi economici lo attanagliavano tanto da accettare lavori mediocri e sottopagati, nonostante nel frattempo fosse diventato insegnante … Insomma era al limite! Probabilmente, anzi di certo, lo era anche Tabitha. Eppure fu proprio lei a recuperare quel manoscritto dal cestino, a leggerlo e a esortarlo a terminarlo, perché dentro vi aveva visto del talento. Non fu l’unica. Il manoscritto in questione era “Carrie” ed è oggi conosciuto come il primo, grande successo di King.

Da quel momento in poi la sua vita cambiò radicalmente, King poté permettersi di abbandonare l’insegnamento e di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Era il 1974 e da lì in poi il suo successo fu in ascesa. Ma scrivere, si sa, è un mestiere, e ancora di più è pubblicare best seller in continuazione: per questo King cadde ripetutamente nella spirale dell’alcolismo. Lui stesso, in seguito, dichiarò che tra i romanzi scritti in quei periodi bui, di uno, non ha il benché minimo ricordo, perché spesso non era cosciente delle sue azioni. L’epilogo avvenne nel 1999: mentre passeggiava sul ciglio della strada, lo scrittore fu investito da un’auto e rischiò la morte.

Trascorse un lungo periodo di convalescenza, prima in ospedale e poi a casa, senza poter camminare. Ancora una volta, fu Tabitha ad assisterlo e ad aiutarlo a trovare la forza di smettere di bere, annientando il dolore non attraverso l’alcool, ma con la scrittura. Un’altra moglie avrebbe potuto gettare la spugna e cercarsi, magari, un altro compagno, o almeno dedicare più tempo a se stessa o alla sua attività di scrittrice. Invece rimase, e insieme, superarono l’ennesimo momento difficile.

Oggi Stephen King conta più di sessanta libri di successo pubblicati e tradotti in diverse lingue, Tabitha ne ha finiti solo otto. Perciò, forse si può dire che abbia meno talento del marito, ma non certo meno tenacia e coraggio. Perché magari è vero, come affermano alcune voci, che essere la moglie di uno scrittore famoso può aiutare nella pubblicazione, ma è anche, e soprattutto vero, che quello scrittore probabilmente non sarebbe divenuto tale senza l’appoggio di una donna come lei.

Paola Chirico                                               

lunedì 13 luglio 2015

"Il potere ti strozza con nastri di seta"

Di uomini al potere è piena la Storia. E di donne? La loro presenza è fatto piuttosto eccezionale e sporadico. La Storia ufficiale, quella che si insegna e si apprende, nonostante il genere femminile del nome, ha sempre preservato, nella stragrande maggioranza, la memoria di personaggi maschili.
Le donne, invece, continuano a rientrare in quella dimensione discriminante attraverso la quale vengono ignorate le pari opportunità.



E’ impossibile stabilire chi fu la prima donna ad assumere responsabilità di comando, ma le testimonianze storiche di epoche anche molto lontane tra loro conducono a varie figure femminili di grande spicco.
Intorno al 69 a.C., ad esempio, nasceva ad Alessandria d’Egitto una delle donne più affascinanti della Storia, Cleopatra, regina dell’ antico Egitto; la più grande ammaliatrice di tutti i tempi, che con la fine arma della seduzione conquistò due dei più potenti uomini del suo tempo: Cesare e Antonio, che amò intensamente. Cleopatra, ricordata per la sua bellezza e la sua cultura, ma anche per la sua immoralità e la sua perfidia, fu sicuramente una delle più celebri donne del suo tempo.

Figura eccezionale fu anche Elisabetta I Tudor che, con la sua ascesa e le sue capacità, diede inizio ad un periodo talmente florido per il suo Paese, da essere indicato e ricordato quale “età Elisabettiana”. Fu soprannominata “sovrana vergine”, per aver governato senza un consorte. Sostenne la diffusione della cultura e  della religione anglicana e  non si sottrasse a scontri militari e politici con Francia e Spagna per gettare  le basi di una nuova potenza conquistando definitivamente l’Irlanda. Ancor oggi la corona inglese è detenuta da una donna, Elisabetta II, che gode di grande ammirazione da parte dei suoi sudditi.

Altra grande figura femminile ad apparire, alla fine del ’400, sullo scenario politico europeo, fu la regina Isabella di Castiglia, che, con il sostegno del marito Ferdinando II d’Aragona, fece della religione cattolica il pilastro del potere monarchico di Spagna. Donna coraggiosa, combattiva e rispettosa dei suoi doveri, approvò e sostenne la spedizione di Cristoforo Colombo, s’impegnò nella creazione di accademie e università e, allo scopo di creare “civiltà pacifiche”,  abolì la schiavitù degli indigeni nel Nuovo Mondo.

Ma veniamo alle figure femminili di spicco di  oggi! Il titolo di merito spetta senz’altro ad Angela Merkel, alla guida della Germania dal 2005 nelle vesti di Cancelliera. Donna caparbia e ostinata nei suoi progetti, impassibile alle difficoltà, battagliera e dotata di indubbio carisma, ha portato il suo partito (il CDU) a risultati storici.
Una figura da poter paragonare alla Merkel, possedendone le medesime peculiarità, è Hilary Clinton, prima first lady e poi Segretaria del Senato degli Stati Uniti d’America nel governo Obama. Svanito il sogno di poter diventare la prima donna presidente degli States, offre ora il suo impegno, la sua professionalità e le sue capacità per la politica estera. In una delle sue innumerevoli interviste ha affermato Siamo qui per portare avanti la causa delle donne e la causa della democrazia  e rendere assolutamente chiaro che le due cose sono inseparabili. Non ci può essere vera democrazia, fino a che le voci delle donne non saranno ascoltate”.  

E in Italia? Quali sono le donne che oggi occupano posti di rilievo tali da poter essere equiparate a quelle sin qui ricordate? Purtroppo il processo in Italia sembra essere più lento e graduale. La carica più alta, al momento, è detenuta alla Camera dei Deputati dall’On. Laura Boldrini, la quale, quotidianamente, deve fare i conti con una realtà maschilista che utilizza il potere per scopi assolutamente diversi da quelli solitamente dichiarati.

Ha scritto, in proposito,  Oriana Fallaci: Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza”. Sembra dunque che, se il potere avesse sesso, sarebbe “femmina”... salvo le dovute eccezioni.
 
Paola Chirico
Trainer Formazione HR

Luisa Sanfelice martire, icona o pasionaria?


Ferdinando e Carolina di Borbone erano talmente inferociti contro gli intellettuali napoletani, rei di aver sognato e attuato una repubblica dalla filosofia "sorella" di quella francese, che pensarono bene di decapitare, e non solo metaforicamente, il loro regno di tutti i suoi più grandi figli, reagendo con spietata ottusità al terrore che li aveva attanagliati durante i cinque memorabili mesi della famosa "Repubblica Partenopea".


Fra i tanti ingegni un'incolpevole e inconsapevole "eroina": Luisa Fortunata de Molina, coniugata Sanfelice. Immagine, la sua, di donna moderna, prigioniera della sua sensualità, intrappolata nelle sue naturali contraddizioni e, al di là delle leggende che serpeggiavano sul suo conto, figura dal passato burrascoso e intrigante. Di lei e della sua vicenda umana hanno parlato Pietro Colletta, Alexandre Dumas, Benedetto Croce, Francesco Mastriani e tanti altri. Splendide attrici ne hanno incarnato il personaggio in film e fiction televisive che, al pari di quello di Eleonora Pimenthel de Fonseca, ha rappresentato l'universo femminile della Repubblica napoletana.


Nata a Napoli nel 1764, figlia di un ufficiale spagnolo giunto al seguito di Carlo di Borbone, Luisa aveva sposato, a diciassette anni, Andrea Sanfelice, cadetto di nobile famiglia dei duchi di Agropoli e Lauriano (oggi Laureana Cilento). Matrimonio d'amore allietato dalla nascita di tre figli, ma ben presto in gravissima crisi per la sconsideratezza dei due giovani che conducevano una vita esageratamente dispendiosa. I familiari, con l'assenso della Corona, dovettero allontanarli l'uno dall'altra e toglier loro i figli per incapacità.


Rapimenti, debiti, fughe, innamoramenti, scelte azzardate, caratterizzarono la vita della giovane Luisa fino al momento in cui si trovò invischiata in un complotto. La storia è nota... Luisa è amata dal giovane banchiere Gerardo Baccher (filo -borbonico) che sta tessendo una cospirazione antifrancese e che, nell'imminenza del colpo di mano, le aveva confidato i dettagli della congiura, che mirava a ripristinare il governo borbonico. Temendo che potesse accaderle qualcosa le consegnò un salvacondotto (che sarà la sua condanna a morte!) che le garantiva l'incolumità l'indomani quando Napoli sarebbe stata cannoneggiata dalle navi inglesi.


Ma lei in uno slancio d'amore, lo donò all'uomo al quale era legata, il giovane Ferri magistrato filo -giacobino che si premurò di informare il governo. La congiura è ormai sventata, Baccher viene tratto in arresto e Luisa, da un giorno all'altro, diventa un personaggio pubblico di prima grandezza. Era stata, per i suoi costumi liberi, la vittima del "pubblico vituperio", come ricorda il Colletta e diventa la salvatrice della patria repubblicana. Un'icona.


Sul "Monitore" del 13 aprile un articolo di Eleonora Pimenthel de Fonseca esaltava la donna trasfigurandola in un'eroina, la "salvatrice della Repubblica" di cui si deve "eternare il nome". E' questo strabiliante percorso - la sua assunzione involontaria nell'empireo giacobino - che ne segnerà la sorte. Riconquistato il regno, il Sovrano sembra accanirsi contro questa donna rimasta invischiata nella tela della rivoluzione , e a nulla vale la catena penosa delle esecuzioni sospese all'ultimo istante, il montare di un'opinione innocentista e infine la bugia della gravidanza. Nel frattempo, altri protagonisti di ben diverso peso hanno salva la vita ma, a differenza loro, la Sanfelice è un simbolo e a un simbolo il Re non intende fare sconti.
L'11 settembre del 1800, dopo aver accertate le sue condizioni, a Luisa verrà troncata la vita sulla Piazza del Mercato, a Napoli.


Paola Chirico
Trainer formazione HR

lunedì 24 febbraio 2014

IL MIGLIORAMENTO PERSONALE PER UNA NUOVA PROFESSIO...


Master annuale in #MentalCoaching. Come diventare esperti in questo settore nuovo, richiestissimo e iniziare una Professione entusiasmante.


Coach4You: IL MIGLIORAMENTO PERSONALE PER UNA NUOVA PROFESSIO...: Pubblicazione di Alfredo Molgora .

sabato 8 febbraio 2014

Buone e cattive notizie: quali preferite prima?


 
 
Immaginate di avere ricevuto due lettere. Una di queste è una multa per eccesso di velocità e l’altra è la lettera che vi ha inviato un caro amico che non vedete da molto tempo. Quale aprirete prima?
In realtà trascorriamo buona parte della nostra vita prendendo decisioni di questo tipo. E la verità è che il modo in cui organizziamo la nostra routine o le notizie negative e positive ha una ripercussione importantissima su come ci sentiremo nelle ore successive..


Uno studio realizzato recentemente dall’Università di Seul, ha coinvolto dei volontari proponendo loro delle coppie di eventi comuni della quotidianità: alcuni allegri e altri deprimenti. E' stato chiesto loro che li ordinassero sulla base di quali preferivano vivere per primi e quali dopo e al tempo stesso  di stabilire quanto tempo doveva passare tra un esperimento e l’altro.

L’esperimento ha svelato che la maggior parte delle persone non desidera che gli eventi negativi e positivi avvengano nello stesso giorno. Questo ci indica che tendiamo a estendere tanto la sofferenza quanto il piacere, in questo modo possiamo recuperarci dal dolore e possiamo assaporare meglio l’allegria.

Dal momento che la vita non si adatta quasi mai ai nostri desideri, i ricercatori hanno deciso di ricrearla nei limiti del possibile e per questo hanno chiesto ai partecipanti allo studio che decidessero quale doveva essere l’ordine degli eventi durante la stessa giornata. In questo modo si è potuto riscontrare che tre quarti delle persone preferivano ricevere prima le cattive notizie. Un' opzione che non risulta strana poiché siamo soliti pensare che ricevendo la notizia positiva alla fine, questa cancellerà la  negativa.

Si tratta di un processo abbastanza simile a quando vediamo un film dell’orrore e dopo decidiamo di vedere una commedia divertente per andare a letto più rilassati. Ovviamente, si tratta di una strategia che non sempre funziona, poiché dipenderà dal significato emotivo degli eventi. In altre parole, se la notizia negativa è davvero terribile, sarà difficile che questa possa venire cancellata da una notizia positiva.

Il secondo risultato emerso da questo studio è stato che le persone che riportavano maggiori indici di felicità tendevano ad impiegare una strategia identica ovvero cercare l’appoggio degli amici dopo aver ricevuto una cattiva notizia.

Al contrario, le persone che mostravano maggiori livelli di depressione e infelicità avevano la tendenza ad equilibrare la cattiva notizia o una perdita con un guadagno nello stesso settore. Come dire, se subivano una perdita finanziaria, si concentravano per ottenere risultati economici positivi con altre azioni, forse cambiando investimento.

Quali conclusioni possiamo trarre da tutto questo?

In primo luogo, che affrontare prima le cattive notizie è una buona strategia, ma  questa tecnica non avrà effetto a meno che entrambe le notizie non abbiano la stessa valenza emotiva.

In secondo luogo, che non dobbiamo combattere una cattiva notizia o evento tentando di ottenere dei risultati positivi nello stesso campo. Una strategia molto più efficace e semplice è quella di condividere la situazione con gli amici più fidati.
 
******

Fonte:
Sul, S.; Kim, J. & Choi, I. (2012) Subjective Well-Being and Hedonic Editing: How Happy People Maximize Joint Outcomes of Loss and Gain. Journal of Happiness Studies.
 
Paola Chirico
Trainer Formazione H R

 

venerdì 27 dicembre 2013

Diario Anna Maria Farabbi

 Ribloggato da CARTESENSIBILI:

Clicca per visitare l'articolo originale
jamie haiden
 
Si parla di ecologia ambientale:
io dico che la lingua fa parte dell’ambiente. La lingua abita noi e noi abitiamo la lingua. La nostra attenzione non può soltanto illuminarsi e concentrarsi su plastiche, petrolio, cementi ma anche su quanto il nostro pensare dire scrivere subisca inquinamento in ogni attimo della giornata. Quanto si svilisca depotenziando la nostra capacità lessicale, la nostra ricerca espressiva, la nostra profondità esistenziale e, perché no, anche il piacere e la pratica sapiente della scrittura manuale.
 
******
Rallentiamo se è possibile... la lentezza è difficile da realizzare concretamente. Quotidianamente corriamo affannati dietro a milioni di stimoli che ci lasciano comunque insoddisfatti, la superficialità e precarietà ormai la fanno da padrone, ed allora ci imbottiamo di pillole antistress, ginnastica yoga e pilates, cibi macrobiotici e ipocalorici, ci sentiamo dei novelli profeti quando riusciamo a comprare verdura a chilometro zero, anziché in bustine confezionate e precotte. Occorre fare qualcosa , agire, ciascuno come può , o come sa, per uscire da questo circuito vizioso . Concordo nella necessità di dare importanza alle parole, perché possano riappropriarsi di significato, perché i concetti non siano più "strapazzati, e possano esprimere, invece, profondità e leggerezza.
 
Paola Chirico
Trainer Formazione HR

 

 

 

 

 

 

.

 

 

 

 

martedì 3 settembre 2013

Diecimila passi ... anche di meno per stare meglio!


Diecimila passi, diecimila pensieri che attraversano la mente, diecimila immagini che scorrono come fotografie davanti gli occhi e diecimila buoni motivi per abbandonare il comodo divano dedicando un'ora del proprio tempo alla salute e alla forma fisica.

Come? Con il "walking"...
Il "walking" è uno sport semplice, praticabile da tutte/i, in qualsiasi stagione, a qualunque età. È faticoso, ma non estenuante. È un'attività autonoma e gratuita.
Anche i pigri e sedentari fanno 5 mila passi senza nemmeno accorgersene, ma bisogna compiere un piccolo sforzo e aggiungerne almeno 2 mila se si vogliono ottenere dei risultati di una certa entità.

Studi recenti hanno identificato nella camminata costante o "walking" a 4 km all'ora, cioé quella che normalmente si ha quando si porta il cane a passeggio, la perfetta andatura che brucia la maggiore percentuale di calorie. Ciò significa che, mentre in attività sportive ad alta intensità di sforzo il nostro organismo utilizza le riserve di carboidrati, in quelle a bassa intensità vengono sfruttate le fonti energiche dei depositi adiposi. Paradossalmente, con il "walking" si consumano più grassi rispetto a sport più "faticosi".

Oltre ai benefici per la linea, la camminata previene e, in molti casi, risolve problemi metabolici, cardiovascolari, posturali, pressori. Allontana il rischio di osteoporosi, di diabete, di ictus e di infarto. Infatti, se le ossa non vengono messe sotto sforzo, perdono compattezza e diventano più fragili; il cuore, senza esercizio, non accresce la propria massa e potenza, e l'apparato venoso tende a perdere elasticità, provocando un peggioramento per la pesantezza e il gonfiore delle caviglie e per la comparsa di varici.

Un' influenza positiva la si ottiene anche a livello metabolico, con la riduzione di calorie e l'aumento della percentuale nel sangue del "colesterolo buono" e a livello del sistema simpatico come l'abbassamento di pressione e del battito cardiaco, allontanando così il disturbo dell'ipertensione arteriosa.

 
Quindi, camminare, camminare ...!
 
Vanno, però, seguite delle semplici regole per massimizzare i benefici:
 
1. Imparare la giusta tecnica: ruotare il bacino ad ogni passo, appoggiare a terra prima il tallone e poi la pianta, tenere il busto dritto, spalle e collo rilassati, braccia con gomiti a 90° e mani a pugno chiuse. Importante avere un respiro regolare.
2. Camminare almeno tre volte alla settimana, alternando i giorni.
3. Preferire le prime ore del mattino e la sera.
4. Evitare un'eccessiva sudorazione, coprendosi troppo.
5. Utilizzare scarpe comode.
 
E allora perché non sfruttiamo il più possibile la camminata per stare bene e ritrovare la forma in modo semplice e senza sacrifici?
Paola Chirico
Trainer Formazione HR
 

sabato 3 agosto 2013

Riflessioni. Perchè questo? Perchè io? Perchè adesso?


Chi di noi non si è trovato in tempi difficili a cercare una risposta a queste domande?
Ci interroghiamo.  Interroghiamo la vita. Ci scagliamo contro Dio. Assaliamo qualunque persona mostri di ascoltarci con comprensione... perché?.
 
E le risposte che riceviamo, dei vaghi, generici palliativi, che non riescono a lenire la nostra frustrazione e il nostro dolore, suonano vuote, impersonali, se non addirittura assurde.
Risposte come:
" Il tempo guarisce ogni cosa"; " Adesso sei disperato/a, ma poi ti sentirai meglio"; "E' il volere di Dio e non sta a noi metterlo in discussione"; "E' il destino ( ma chissà quale maledetto destino?!); " Sono cose che accadono..." e se ne potrebbero elencare tante altre, ma non servirebbero.
 
Il peggiore consiglio, poi, che ci potrebbero dare quando siamo sopraffatti/e dalle difficoltà  e che suona  veramente stonato  e fuori luogo è ... "Cerca di non pensarci troppo... continuare a pensare logora la vita".
 
Parole offerteci da amici benefattori, benintenzionati dinanzi alla nostra sofferenza, che non placano, però, il senso di naufragio che proviamo a causa di qualcosa  che è andato veramente storto.
 
Rimuginiamo sui dettagli dolorosi della nostra vita sino a quando non scopriamo (ma da soli!) che tutto sommato il tempo guarisce davvero molte ferite, anche se la sofferenza e la pena hanno lasciato una traccia indelebile nei nostri cuori.
 
Paola Chirico
Trainer Formazione HR

sabato 27 luglio 2013

L'intimità è un luogo segreto dell'anima



L’intimità è un luogo segreto dell’anima con una piccola porta che non apriamo quasi mai a nessuno.
Lì nascondiamo i bisogni più intensi, la responsabilità delle nostre scelte macchiate dai veri dolori e tutto ciò che ci ha reso davvero così.
Se non ti è stato permesso di aprire quella porta non prenderti mai diritti che non hai sulle persone perché delle persone sai molto meno di quel che pensi. Solo varcando quella porta le conoscerai davvero. E non la puoi forzare, si apre da sé ed è molto lenta ad aprirsi, potrai spazientirti e decidere di andare. Però sarà il regalo più grande che potrai ricevere, perché al suo interno c’è la più profonda e chiara rivelazione di cosa sia l’amore.
Massimo Bisotti
 
 
*****************
Chi è Massimo Bisotti?  Massimo nasce e vive a Roma, ha studiato Lettere, suona il pianoforte ed è un appassionato di psicologia. Di sé dice di aver iniziato a scrivere perché le sue parole rimarginassero le ferite e si chiudessero in cicatrici. Mettersi a nudo è un rischio, ma vale la pena rischiare. Fondersi senza confondersi è alla base di ogni rapporto che funzioni. Utilizzare ogni dolore vissuto per gli altri e non come un pass contro gli altri. Spendersi senza riserve e donare quel che si può. Quindi donare quel che si è : "Viaggia pure attraverso le strade dell’anima ma senza andare Controcuore. Avere contro il tuo cuore è devastante molto più che aver contro il cuore degli altri".  
Per questo apprezzo molto Massimo Bisotti, ma soprattutto perché riesce con la sua prosa a scardinare gli angoli più riposti delle nostre anime.
 
Paola Chirico
Trainer Formazione HR 

venerdì 26 luglio 2013

Perchè la Luna piena fa dormire male

 

No, non si tratta di astrologia. Uno studio su Current Biology afferma che le fasi lunari influenzano gli ormoni del sonno e la durata della fase profonda

  

Perché la Luna piena (forse) fa dormire male


 

Se di tanto in tanto vi capita di dormire male, di svegliarvi per esempio ancora assonnati, poco riposati o di far fatica a prender sonno, date uno sguardo al calendario, o ancor prima al cielo: se c'è la Luna piena potreste aver trovato il colpevole dei vostri fastidi. Uno studio pubblicato su Current Biology suggerisce infatti che i cicli lunari influenzino la fisiologia del sonno, modificando l' attività cerebrale e i livelli di ormoni nel sangue.

A scoprire il legame tra Luna e qualità del sonno è stato il team di ricercatori guidati da Christian Cajochen della University of Basel. Punto di partenza dello studio è stata l'osservazione che alcune specie marine mostrano ritmi endogeni con periodicità circalunare, ma che, a dispetto di detti e credenze popolari, non ci sono prove consistenti a sostegno dello stesso tipo di legame tra cicli lunari e fisiologia o comportamento della specie umana.

Nel tentativo di studiare più a fondo la questione, gli scienziati hanno analizzato il sonno di una trentina di persone cercando eventuali correlazioni con le fasi lunari. Per farlo hanno quindi registrato i pattern di attività cerebrali, il movimento degli occhi e le secrezioni ormonali di tutti i partecipanti, registrando anche le loro impressioni.
I risultati hanno mostrato come in concomitanza con la Luna piena la qualità del sonno registrata, oggettiva e soggettiva, diminuisse. In particolare l' attività cerebrale connessa al sonno profondo diminuiva del 30%, le persone impiegavano più tempo ad addormentarsi (cinque minuti) e dormivano mediamente meno che in altre fasi del ciclo lunare (una ventina di minuti).
Non solo: anche i livelli di melatonina, l'ormone che regola il ciclo sonno-veglia, era più basso durante la luna piena (4 picogrammi per millilitro di sangue nei volontari seguiti durante la Luna piena contro gli 8,2 picogrammi per ml di sangue nelle persone monitorate durante la Luna nuova), e raggiungeva il suo picco massimo mediamente più tardi, racconta il NewScientist. Anche le stesse persone inoltre riferivano di aver riposato peggio durante le fasi di Luna piena.

I risultati, concludono i ricercatori, suggeriscono quindi che anche la specie umana non sia immune agli effetti dei cicli lunari, anche se non è pienamente cosciente e ne rimane al riparo. Forse un retaggio, questo del ciclo circalunare, di un lontano passato, in cui le attività e i comportamenti umani avrebbero potuto essere influenzati dai cicli lunari

http://daily.wired.it/news/scienza/2013/07/26/dormi-male-colpa-luna-piena-sonno-ormoni-474721.html

Paola Chirico
Trainer Formazione HR

domenica 21 luglio 2013

Un grande torto


Un articolo che ho letto poco fa per caso e che ha destato in me qualche perplessità e una domanda ... se esistesse l'immortalità saremmo davvero più felici?  Personalmente penso di no! E voi?
 Vi invito alla lettura del testo perché possiate trarne le vostre personali conclusioni e magari condividerle, se vi va!
******
"Un solo grande torto facesti a noi, quando chiudesti per sempre gli occhi tuoi. Questa frase, letta su una lapide tombale, esprime con efficacia l’amabilità della persona defunta, ma contiene un grande paradosso. La morte diventa una colpa e si pretenderebbe l’immortalità..."

Di tutti i limiti fisici che oggi l’uomo pretende di ignorare e superare, con conseguenze disastrose, sicuramente quello della morte è, per varie ragioni, tra i più stridenti. Eppure che cosa fare poi dell’immortalità....

Il seguito dell'articolo potete leggerlo cliccando in basso ...

Un grande torto

Paola Chirico
Trainer Formazione HR

domenica 23 giugno 2013

Raccontare ci aiuta a capire...

 La solidarietà umana

Mi sono spesso chiesta se essere solidali con gli altri ci costi poi tanta fatica. La risposta che più volte mi sono data, alla luce delle mie esperienze, è sì! Perché? Perché ognuno vive nel proprio microcosmo dorato e non vede oltre (condizione comoda!). Cosa vuoi che gli importi se l'altro soffre, sta male, non ha casa ... peggio per lui! Avrebbe dovuto pensarci prima, magari impegnandosi di più sarebbe riuscito anche lui a costruirsi qualcosa di sicuro per il proprio futuro!  
Eh, no! Le cose non stanno così! La verità è che stiamo vivendo un momento storico in cui tutti i valori, da quelli più elementari, ci sono sfuggiti di mano, o forse, li abbiamo volutamente dimenticati, se non addirittura rimossi.
Ho trovato un racconto Zen (la saggezza orientale è grande maestra!) che non a caso ha lo stesso titolo dell'articolo ... proviamo a leggerlo insieme. Vi assicuro che troveremo una morale che ci farà di sicuro riflettere e chissà, magari, cambiare atteggiamento verso gli altri. Ne abbiamo tutti bisogno! 

***
   
Un tempo il mondo era popolato dagli Egoisti e dagli Altruisti, ma essendo mescolati era difficile separare gli uni dagli altri.
I primi furbi e intraprendenti, sfruttavano la bontà dei secondi a loro vantaggio senza mai ricambiare, tuttavia, sostenendo che erano altrettanto indispensabili nella società.
Gli Altruisti, a loro volta, non sopportavano più la situazione che si era creata e volevano ribellarsi. Così si trincerarono nella loro protesta e decisero di non fare favori più a nessuno, almeno sino a quando il mondo non si fosse liberato dagli Egoisti.
Fu allora che entrambi consultarono un saggio eremita che non era né Altruista, né Egoista, ma Autosufficiente, e che trascorreva gran parte del suo tempo a meditare. Costui chiese agli Altruisti di indossare una camicia bianca e agli Egoisti una camicia blu, proponendo a ciascuno di sottoporsi a una prova di sopravvivenza.
I due gruppi accettarono di buon grado, ciascuno offrendo una rappresentanza di otto persone, che furono condotte dal vecchio saggio in un grande monastero e piazzate in due grandi stanze diverse, ciascuna con un lungo tavolo che divideva la stanza in due, largo due metri e più.
Il vecchio saggio chiese poi a tutti di disporsi su due file lungo ciascun tavolo, l'uno di fronte all'altro, gli altruisti in camicia bianca nella sala est e gli egoisti in camicia blu nella sala ovest.
Sarebbero rimasti rinchiusi per un massimo di cinque giorni, il limite di sopravvivenza umana.
 
Il primo giorno il vecchio portò il rancio - che consisteva in una ciotola di fagioli - sia alla tavola degli Egoisti, sia alla tavola degli Altruisti. 
Ogni ciotola fu avvitata al tavolo e chiusa con un lucchetto, del quale solo il saggio aveva la chiave.
Ogni persona fu legata con una corda al collo, che scendeva diagonalmente dall'angolo della parete posteriore con il soffitto. Anche i polsi furono legati alla stessa corda, all'altezza del collo, così da limitarne i movimenti: ognuno poteva alzarsi, indietreggiare di un metro, fino alla parete, ma non poteva avanzare oltre il bordo antistante la tavola, né poteva avvicinare la bocca alla ciotola.
Le mani si fermavano vicino la ciotola e non potevano andare né avanti, né verso il basso: insomma era impossibile mangiare con le mani o con la bocca dentro la ciotola.

sabato 22 giugno 2013

Di questi tempi è necessario...

                                         Il pensiero positivo


Ci è stato insegnato a considerare noi stessi come dei contenitori vuoti, che hanno bisogno di essere gradatamente riempiti. A questo pensano la religione, l'educazione e i tanti condizionamenti che riceviamo in continuazione dalla società e, in generale, dall'ambiente che ci circonda. "Non far questo perché è peccato". "Non dire quello perché non sta bene". "Non fare quell'altro perché è sconveniente".

Quante proibizioni riceviamo fin dall'infanzia! E quante ingiunzioni a fare invece tante altre cose, soltanto perché la morale comune, la moda, l'etichetta, gli usi e costumi richiedono quel determinato comportamento. Siamo come ingabbiati, imprigionati in una rete di "fare" e "non fare", "dire" e "non dire", perfino "pensare" e "non pensare".

Questa rete è stata costruita da altri esseri umani che si sono arrogati il diritto di decidere, stabilire certe norme e sono stati poi così in gamba da farsi ubbidire un po' da tutti. Così sono nate le consuetudini di vita comune, sia a livello fisico che psicologico e perfino spirituale. Siamo in prigione e ci siamo ormai abituati così bene al nostro stato di prigionieri che non pensiamo neppure alla possibilità di essere liberi padroni di noi stessi e delle nostre scelte.

(Tratto da "Il Pensiero Positivo" -- di Anthony De Mello)

***
Proviamo, allora, a liberarci da queste imposizioni che gli altri ci regalano e ricominciamo tutto daccapo ... basta volerlo!

Paola Chirico
Trainer Formazione HR

sabato 25 maggio 2013

SUICIDIO DOMINIQUE VENNER IN FRANCIA

Riporto testualmente l'estratto di una email per un caso di suicidio di cui si è poco parlato anche se in questo periodo di suicidi ricorrenti se ne vedono parecchi  (cari giornalisti da queste vi siete persi uno scoop ed ormai non date neppure le notizie seguite il mercato dell'audience!) 

Considerazioni di un suicidio Politico


IL CASO DEL SUICIDIO DI DOMINIQUE VENNER IN FRANCIA

Martedì 21 maggio, lo scrittore e storico di estrema destra Dominique Venner si è suicidato a Parigi nella chiesa di Notre Dame. Un fatto di cronaca di cui poco si è parlato in Italia, ma
significativo per molte ragioni. Dominique Venner si è tolto la vita come estremo gesto di protesta contro la legge che in Francia permette finalmente il matrimonio e l'adozione di minori da parte di persone dello stesso sesso (in Italia stiamo ancora aspettando). Un suicidio politico, orgogliosamente rivendicato.
Il Venner è sempre stato un teorico della Francia tradizionalista e ultra cattolica, quella legata ai miti dei Galli e alla storia della Vandea. E' stato paracadutista volontario nella guerra d'Algeria e militante dell'Oas, il movimento clandestino che puntava mantenere il potere coloniale di Parigi in Nord Africa. Un revisionista e negazionista dei crimini del nazismo. Un attivista nel denunciare il ruolo determinante di governi, partiti e sindacati, ma anche di padronato e Chiesa, nel favorire con ogni mezzo l'immigrazione afro-magrebina e di conseguenza la caduta progressiva della Francia in mano ai musulmani.
Un reazionario coerente che non ha mai smesso in tutta la sua vita di guardare indietro. Un reazionario con il torcicollo, si potrebbe dire. E infatti, Marine Le Pen, leader del partito fascista francese Front National, si è subito affrettata a parlare di un atto degno del massimo rispetto, “destinato a risvegliare le coscienze”. Ma “risvegliare le coscienze” perché, e a quale scopo? La finalità del gesto non è indifferente se si vuole dare un giudizio di merito sulla vicenda.
Il suicidio politico non è un fenomeno nuovo. Solo alcuni esempi fra tutti. Durante la guerra del Vietnam molti monaci buddisti si immolarono con il fuoco per - appunto - risvegliare le coscienze, cioè per far capire ai vietnamiti loro connazionali la necessità di lottare anche a costo della vita contro l'occupante Usa. E proprio negli stessi anni, nel 1969, lo studente cecoslovacco Jan Palach si toglieva la vita a Praga per protestare contro l'occupazione sovietica del suo paese. E poi nel 2011 il giovane tunisino Mohamed Buazizi si dava fuoco in segno di protesta per le condizioni economiche del suo paese e contro la dittatura di Ben Ali.
In tutti questi casi suicidio politico per nobili motivi. E, per venire ai nostri giorni, molti casi di suicidio per colpa della crisi possono essere considerati unicamente come provocati dalla disperazione per la perdita del lavoro, o della casa o dell'azienda? Molte volte è anche presente - e preponderante - il dato della protesta contro le istituzioni e la società viste come indifferenti e lontane, o addirittura come nemiche.
Non tutti i casi di suicidio politico hanno però nobili motivi, e la morte del Venner ce lo dice. Sono da condannare se considero questo suicidio, viste le motivazioni del gesto e la storia del suo autore, come suicidio per motivi abietti? Con questo non sono affatto contento di questa morte, come non sono contento della morte di qualunque essere umano. Mi limito a pensare che se ci fossero meno Dominique Venner in circolazione, il mondo sarebbe un po' migliore.


E forse se qualche giornale italiano ne avesse parlato avrebbe fatto anche più cultura.
Bruno Carchedi

Alfredo M.
LifeHealing&Professional Coach

venerdì 24 maggio 2013

domenica 28 aprile 2013

Postare, bannare, taggare, linkare

Neologismi e tormentoni della nostra lingua

 
 
La nostra lingua è viva Perché si modifica con l'utilizzo: alcune parole cadono in disuso, mentre altre vengono create e ne rinnovano il linguaggio... Il Devoto Oli contiene 500 nuove parole rispetto al precedente, lo Zingarelli addirittura 1200.
 
Su Facebook, dove è possibile trovare gruppi in difesa di tantissime cose, non manca quello per "l'autarchia linguistica", che propone, ad esempio, "mescita" per bar  e "bevanda arlecchina" per cocktail.                                                                                                                                                         
 Ma i neologismi sono difficili da abolire, anche perché la creazione della lingua è anarchica, le parole si autogenerano e si diffondono in modo incontrollabile, sino a diventare termini ufficiali quando entrano nelle pagine dei vocabolari.
L'esigenza di trovare una nuova parola può nascere dalla necessità di denominare nuovi oggetti e nuove operazioni, per dare nuova espressività a un testo o anche solo per essere originali, ma la creazione in sé non garantisce poi il successo nell'uso, che è la condizione indispensabile per la sua affermazione.
La formazione di una parola nuova può avvenire attraverso la composizione di elementi lessicali preesistenti (con prefissi o suffissi, come in antipirateria), mediante il cambiamento di categoria lessicale (participi presenti sostantivizzati: utente, mordente), per spostamento di significato di una parola che già esiste (navigare nel linguaggio informatico), per prestito da un'altra lingua.
 
Se un tempo erano i gerghi e i dialetti a suggerire parole nuove (si pensi a "smandrappato", introdotto da Pasolini nel 1959, e mutuato dal romanesco), ora i nuovi laboratori linguistici sono i quotidiani (ed ecco l'introduzione di parole come "maxiemendamento", "quote rosa", "eurocommissario"), la tivù ( reality, tronista, velina, lampadato) e poi la pubblicità (i vari comodoso, risparmioso, morbidoso), il marketing, l'informatica, Internet e gli strumenti utilizzati online (i blog e i social network), senza dimenticare gli uffici, luoghi in cui i molti contatti e gli aggiornamenti continui generano un flusso di parole che si diffonde con la rapidità delle email.
Molte nuove parole che nascono in questi ambienti sono prestiti da altre lingue, in particolare una delle ultime tendenze è prendere un verbo inglese e, per evitare la fatica di tradurlo, "italianizzarlo" con l'aggiunta di una semplice desinenza verbale (da notare che per la formazione di verbi è attiva solo la prima coniugazione -are). I nuovi termini sono molti, alcuni entrati a pieno titolo nel linguaggio corrente (li usiamo ormai senza rendercene conto), altri sinceramente fastidiosi.

giovedì 11 aprile 2013

Vero Benessere Naturale: Primavera... Liberarsi dalle Allergie !

ALLERGIE = Congestione nasale, riniti, dermatiti, asma, congiuntiviti.



In questo periodo dell'anno insieme a tutte le meraviglie che ci circondano.... ci attanagliano anche le prime allergie che colpiscono un numero sempre maggiore di persone.
Qual'è il modo comunemente conosciuto per arginare questo problema ricorrente?
Gli antistaminici
Ma a volte, il loro uso comporta dei risultati collaterali peggiori di ciò che cercano di risolvere:

Quali effetti collaterali ?

Tosse e nausea, per arrivare a più gravi problematiche quali disturbi epatici o aritmie.
Possono essere consigliati rimedi naturali che siano funzionali come puoi leggere in questo articolo

Per ulteriori info
Alfredo Molgora
LifeHealing e Professional Coach



BE SOCIABLE: SHARE IT!

martedì 2 aprile 2013

Lezioni di vita imparate dallo Spazio

           "Dall'alto i problemi sembrano più piccoli"
 
E' il titolo di un libro che ho letto non molto tempo fa e che mi piace proporre alla vostra attenzione.
 
Scritto nel 2012 da Paolo Nespoli e pubblicato da Mondadori ha avuto un grosso successo  proprio per l'argomento che lo stesso Nespoli ha descritto. Forse in pochi lo ricorderanno, ma Paolo é l'astronauta italiano con il record di permanenza nello spazio: 174 giorni. E da lassù, guardando la Terra dall'alto e vivendo in assenza di gravità o in situazioni di emergenza, ha riflettuto sulla sua e sulla nostra vita... un bel coraggio! 
 
Infatti l'astronauta  racconta a noi che stiamo a Terra le lezioni che lo Spazio gli ha insegnato, con entusiasmo e chiarezza,  con ironia e poesia. In orbita (e nella lunga e severa formazione da astronauta) Nespoli ha imparato nozioni pratiche e filosofiche. Vivendo in assenza di gravità, ha imparato ad assumere nuove abitudini, saper tornare bambino per apprendere di nuovo a vivere in una realtà in cui anche gli aspetti più scontati sono diversi dal solito!
 
Tutti i capitoli che compongono il libro sono intensi, ma tra questi mi permetto di suggerire la lettura del primo capitolo "Coltivare un sogno" a tutti quelli - giovani e meno giovani - che non riescono a vedere cosa fare della propria vita, forse hanno qualche sogno, ma hanno il timore persino di esternarlo o identificarlo: si sentiranno subito in contatto con una persona che ha coltivato con fermezza il suo sogno di "fare l'astronauta", anche sentendosi inadeguato, ma convinto di avere "una buona media in tante abilità". 


Le altre pagine continuano a essere interessanti e talvolta sorprendenti ... quante volte sentiamo che la nostra vita é organizzata in modo confuso, non riusciamo a dedicare a noi stessi e alle attività per noi importanti il tempo che, invece, ci sembra di sprecare in altro? Abbiamo anche noi il problema di "ottimizzare" il tempo e Paolo Nespoli ci racconta emozioni e abilità che ha provato per risolvere il problema lassù, nello Spazio.
 
E se poi troviamo difficile adattarci ai repentini cambiamenti nella nostra vita, Nespoli ci racconta , in "Niente di grave", come ha affrontato la vita senza gravità: un raccapricciante cambiamento, che scuote la persona sino alle radici più profonde.  Mentre era sulla stazione spaziale Nespoli ha comunicato con migliaia di "terrestri" attraverso i social network, trasmettendo informazioni e incantandoci con le sue meravigliose foto scattate da lassù e che ne completano il volume. 
 
Continua così il libro a proporre al lettore problemi ed emozioni della vita dell'astronauta,
coinvolgendolo in pensieri che gli comunicano anche le lezioni di vita date dallo Spazio...
 


 
"Guardate avanti e puntate sempre in alto: le stelle non sono poi così lontane!"
(Paolo Nespoli) 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Paola Chirico
Traine Formazione HR
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...